Il cane nella tempesta

Il sogno che stanotte mi ha svegliata e non mi ha fatto riaddormentare facilmente.

Io e la mia famiglia – papà, mamma e sorella maggiore, siamo nella nostra vecchia casa, la prima che abbiamo mai abitato noi quattro insieme. La giornata sembra si stia per annuvolare e infatti mia madre avverte tutti che sta per scatenarsi un tremendo temporale. A quanto viene riportato dai telegiornali, pare sia un temporale mai visto prima, che potrebbe potenzialmente distruggere la città.

Mia sorella proponeva di fare qualcosa sul balcone, non credendo alla storia del temporale; però appeno esco fuori mi rendo conto che, solo in lontananza ma in rapido avvicinamento, ci sono nuvole incredibilmente nere e compatte. Mi ritiro in camera e chiudo il balcone; con mia sorella mi sposto nel salotto, dove papà sta afferrando velocemente le lenzuola – che erano stese ad asciugare su tre stendini, fuori al balcone – prima di serrare anche il balcone del salotto. Il cielo, con velocità assurda, è già diventato buio come la notte e scosso da un vento fortissimo.

Quando papà, prese tutte le lenzuola, fa per chiudere il balcone mi accorgo che lo sbatte letteralmente sul muso di un grosso cane, molto peloso e color marrone chiaro, che stava tentando disperatamente di entrare. Quel che è peggio è che, abbracciata al cane, c’è anche una ragazzina (avrà avuto 12 anni) che io so essere la mia sorella minore e che, però, viene violentemente lasciata anch’essa fuori di casa. La ragazza e il cane picchiano con forza contro il vetro del balcone, implorando papà di lasciarli entrare; anch’io, a mia volta, piango, grido e protesto, perché voglio che entrino. Ma sono la sola a farlo: i miei genitori e mia sorella sembrano convinti che lasciarli entrare voglia dire avere meno possibilità di sopravvivenza per noi.

La cosa che più mi ha sconvolta di questa parte, quando ci ho ripensato da sveglia, è che io ero disperata per il cane e non per la ragazza – nonostante sentissi sempre con convinzione che lei fosse la sorella minore che nella vita reale non ho. Volevo solo che si salvasse il cane; che entrasse in casa anche la ragazza, perché abbracciata al cane, non aveva molta importanza.

Cerco di slanciarmi verso il balcone per aprirlo, ma mio padre e mia sorella mi trattengono. Fuori, intanto, in un cielo prima buio come la notte e poi grigio scuro, si sono alternati prima dei tuoni fortissimi e dal colore giallo/arancione dei fuochi d’artificio e poi uno scroscio di pioggia talmente forte da aver creato fuori dal nostro balcone un mare in tumulto. Alla fine riesco a sfuggire ai miei parenti e apro il balcone nel momento esatto in cui una immensa onda pigiava contro il vetro il cane e la ragazza. Vista la tempistica, la forza dell’onda entra in casa e sbalza tutto e tutti in mille direzioni diverse. Io riesco ad aggrapparmi alle zampe anteriori del cane, perciò, al defluire dell’onda, siamo io e la ragazza stese in terra, attaccate a lui. I miei genitori e la mia (vera) sorella maggiore sono illesi: sono solo stati buttati a terra anche loro dall’ondata. Mamma si affretta a chiudere il balcone, mentre papà impreca, perché nella nostra famiglia ci deve essere sempre qualcuno che ci condanna a morte.

In tutto questo io resto stesa sul pavimento a stringere (dall’emozione) le zampe del cane: è provato, tutto bagnato e con qualche foglia appiccicata addosso, ma io sono strafelice di vederlo vivo con me e mi abbandono a un pianto liberatorio. Sono al settimo cielo per aver salvato il cane, nonostante mio padre continui a fare presagi di morte e a darmene la colpa. Mi è totalmente ininfluente vedere la ragazza, ancora abbracciata al cane, stare stesa sul pavimento a occhi chiusi.

Sbando nel sonno e mi sveglio. Nel primo intontimento sono ancora felice di aver salvato il cane. Solo dopo mi rendo conto: e la mia sorellina?

2 pensieri riguardo “Il cane nella tempesta

  1. Sulla tua sorellina non mi azzardo a dire nulla ma sul cane sono contento che tu abbia fatto quel sogno. Probabilmente semplicemente percepisci i cani per quel che sono: animali buonissimi assolutamente indifesi contro le barbarie dell’uomo.

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