Un mese senza

Dal 21 luglio al 21 agosto ho deciso di astenermi dall’usare Facebook, Twitter e Instagram. Non so a cosa possa essermi servito.

La mia iniziativa è partita la sera del 21 luglio: esasperata dal malumore che mi davano i social, avevo deciso di evitare di star male, perciò di evitare di usarli. Non che fosse vero e proprio malessere quello che mi davano, ma in alcuni momenti poteva letteralmente cambiare il mio stato d’animo. Mi capitava di vedere stupidaggini immense e di arrabbiarmi contro la stupidità umana; mi capitava di vedere gente che reputavo amica fare cose senza avermi calcolata; mi capitava di vedere foto di belle ragazze, di fare il confronto (impietoso) con me stessa e di starci male; mi capitava di sperare che qualche mio link meritasse un po’ di attenzione e di restarci male perché non era stato apprezzato quanto mi aspettavo. Perciò avevo deciso di dare un taglio a tutto questo, ma non in maniera definitiva: se lo avessi fatto per sempre l’avrei subito come una costrizione. Io volevo che fosse un assaggio di libertà; un esperimento da sliding doors: “come sarebbe la mia vita se…”

Così da quella sera ho iniziato: niente Facebook, Twitter o Instagram. Solo Whatsapp – giusto perché, ormai, è diventato il mezzo unico di comunicazione anche con i parenti. I primi giorni mi sembrava di essere in un santuario buddista: la pace interiore mi aveva finalmente raggiunta. Non avevo ansie; non avevo nemmeno la voglia di aprirli per vedere – che cosa poi? Perché prima mi affannavo tanto? Dopo due settimane ho iniziato a sentire la mancanza dell’abitudine più che del social di per sé: quando sto gettata sul divano, in vacanza, senza nulla da fare, cosa faccio? Il rimedio n. 1, ormai, era diventato prendere il cellulare e scorrere – senza nemmeno vedere sul serio, ma solo per compiere un gesto ritmico. Verso la fine del mese di astinenza che mi ero proposta avevo già trovato dei surrogati ai social: scorrere le notizie dei principali quotidiani; andare sui siti dei magazine che leggo di più. Ma c’era una piccola urgenza che, in tutto ciò, non avevo calcolato: l’istinto malvagio che mi porta a provare fastidio se non sono eliminate tutte le notifiche. Gli ultimi giorni di astinenza, infatti, erano focalizzati solo su quello: scommetto che si saranno accumulate una marea di notifiche. Che fastidio!

Alla fine è giunto il 22 agosto e ho riaperto i social. Ho avuto la stessa scoperta che avrebbe avuto un essere umano che fosse resistito all’estinzione totale del genere umano sulla Terra: il mondo va benissimo avanti anche senza di te. Qualche notifica c’era, ma non una vera e propria caterva. Non sono il presidente degli Stati Uniti; non è necessario che sia sempre collegata al resto del mondo; nessuno mi cerca in continuazione.

Dopo questa esperienza di astinenza dai social non ho smesso di usarli del tutto, ma ho imparato a non usarli in maniera compulsiva. Non li apro ogni qualvolta mi annoio: se mi sto annoiando è perché devo trovare un’altra attività più interessante. Non sto in ansia per il giudizio altrui: se posto qualcosa è perché mi andava di farlo e se nessuno lo leggerà resterà una frase che ho scritto per me stessa. Non mi importa davvero se Tizia è più bella, ricca e interessante di me: ognuno fa la sua vita. Avrò fallito perché continuo a usarli lo stesso? Possibile. Ma un’altra cosa che ho imparato in questo mese è che ognuno ha un’idea sulla questione e, guarda caso, è sempre l’unica opinione corretta che si possa avere.

Andrò avanti un po’ a caso, un po’ come mi pare.

3 pensieri riguardo “Un mese senza

  1. Anche a me è capitato più volte di scrivere un post pensando che avrebbe avuto un buon riscontro, e invece purtroppo ai miei lettori non è piaciuto. Per fortuna però mi è capitata anche la situazione opposta, ovvero scrivere un post pensando che non se lo sarebbe filato nessuno, e invece inaspettatamente quel post ha fatto il botto. Ad esempio, non mi sarei mai aspettato che questo sarebbe diventato di gran lunga il post più visualizzato di sempre del mio blog: https://wwayne.wordpress.com/2018/09/01/unatmosfera-perfetta/

    "Mi piace"

    1. Temo proprio di no. Sia per l’abitudine (che credo ormai abbiamo tutti), sia perché, con una sorella che vive in Francia, dei genitori a mille chilometri di distanza e il bisogno di ricevere via internet le convocazioni per tornare a lavorare, praticamente dovrei cambiare totalmente la mia vita e abbandonare la famiglia per farne a meno per un mese.

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