Quella volta con la zebra

Poco fa mi sono ricordata un episodio della mia infanzia e, a rievocarlo, mi sono resa conto che era un perfetto esempio di serenità.

Non so bene se fosse il mio secondo o terzo anno di asilo; le mie maestre, in occasione del Natale, proposero di fare un grande presepe, che avrebbe occupato tutta la parete di fondo della grande sala principale.

Sia per far sentire meno il distacco scuola-famiglia in occasione delle vacanze e sia per aggiungere un’attività da poter far fare a tutti i bambini insieme, le maestre dissero che, fino a quando l’asilo non avrebbe chiuso per le vacanze, noi bambini avevamo la possibilità di partecipare alla composizione del presepe. Ogni giorno avremmo sistemato il muschio, le casette e il resto utile al paesaggio, ma la cosa più importante era che ognuno di noi poteva arricchire il presepe portando un personaggio, una statuina. Le maestre avrebbero piazzato solo la sacra famiglia: il resto era a noi.

Tutti i bambini parteciparono e così i personaggi del presepe diventarono sempre più numerosi. Le mamme compravano nei negozi un personaggio; lo mollavano nelle mani dei figli che avevano, come unico compito, piazzare il personaggio – guidati dalle maestre, per fare in modo che non si facessero male loro e non distruggessero il presepe.

Mia madre, però, non volle imporsi. Mi chiese cosa avrei voluto portare per il presepe della scuola e io, sicura, risposi: “Una zebra”. Ero in piena fissazione per le zebre – durante la mia infanzia sono stata fissata per zebre, giraffe, cavalli, conigli… Ognuno a turno – e avevo una statuina di plastica di una zebra che trovavo fantastica. Non vedevo perché non doveva avere anche lei il suo momento di celebrità (perché la mia ingenuità mi aveva fatto credere che poi, a Natale concluso, le statuine ci sarebbero state restituite). Mia madre all’inizio rise, ma poi si rese conto che ero fin troppo convinta per star scherzando. Così non si oppose – ed ecco l’inizio della serenità: mi lasciò portare la statuina a scuola e disse, sicura anche lei, che io per il presepe avevo portato una zebra. Anche le maestre all’inizio erano incerte, ma videro sia me che mia madre sicure e decise: mi fecero porre la zebra nel muschio, accanto alle pecorelle (che, per una brutta sproporzione, sembravano grandi quasi quanto la zebra).

Forse rimasi un po’ turbata quando, una volta sistemata per bene, mi dissero che l’avrebbero tenuta loro insieme alle altre statuine del presepe, ma poi fui solo orgogliosa di aver messo la zebra che volevo insieme alle statue portate dagli altri.

Questa è serenità.

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