Da un altro punto di vista

Un cimitero. Sta per arrivare un corteo funebre: la bara viene lentamente tolta dalla macchina e i partecipanti al triste rito aspettano, chi in silenzio, chi in lacrime, chi chiacchierando. Una signora decisamente in carne, con uno sgargiante abito a fiori, parla animatamente con un signore distinto, vestito di blu scuro.

<<Non me l’aspettavo proprio, sai? E’ venuta persino lei! Con tutto quello che ha sempre detto in giro – e non mi venire a dire che non lo sanno tutti!>>

<<Suvvia…! Davanti alla morte, certi discorsi…>>

<<E quando non li vuoi fare se non ora? Tutti a dire dietro le spalle e poi, con le stesse persone maligne con cui hanno scambiato quelle delicate confidenze, fanno la faccia da Maddalena. Ma andassero tutti…>>

<<Rosita! Anche qui!>> La donna si zittisce, ma continua a guardare in tralice la donna da lei odiata e ad aggiustarsi l’ampio vestito a fiori. Pare, infatti, che in molti punti le vada stretto, perciò continua a tirarlo da una parte all’altra, come a volersi coprire tutta con una coperta troppo corta.

La bara inizia lo slalom fra i sentieri del cimitero e il corteo segue il feretro. La donna chiamata Rosita segue il percorso, lottando insistentemente col suo vestito. <<Ancora non capisco>> esclama a un certo punto <<perché mia figlia ha scelto questo vestito. Non mi entra da anni!>>

<<Forse contava sul fatto che dimagrirai.>> dice con un mezzo sorriso l’uomo elegante. Alla faccia stizzita di Rosita, risponde con una risata sommessa e lei gli dà una piccola spinta scherzosa. Il corteo, infine, si ferma davanti una fossa vuota, in cui viene calata la bara. Tutti si schierano davanti la fossa e, a turno, vanno a dare un ultimo sguardo al feretro. Rosita e l’uomo elegante fanno il giro della fossa, fronteggiando il corteo di persone addolorate; si fermano lì a contemplarlo.

<<Quanta ipocrisia…! Tu guarda pure chi è venuto! Ma alla sfacciataggine veramente non c’è limite…!>>

<<Anche oggi ti devi fare il sangue amaro? Basta! E’ finita.>> E’ finita sul serio. Il corteo prima si divide in piccoli crocchi di persone, poi va sempre più diradandosi, finché il cimitero chiude e rimangono solo Rosita e l’uomo elegante ancora allo stesso posto, vicino alla fossa. Come un improvviso alito di vento freddo in una giornata di primavera, Rosita si riscuote: si rende conto solo ora che è davvero finita. Si guarda smarrita intorno, guarda l’uomo elegante e gli chiede apprensiva.

<<Ettore! E… adesso?>>

<<Adesso niente. Alcuni li rivedrai quanto ti verranno a trovare, la domenica; altri non li rivedrai più.>> Sospira e guarda oltre il cancello ormai chiuso. <<Ma d’altronde non credo che sentirai la mancanza della Luana: ne hai detto peste e corna fino ad ora!>>

<<Ah, guarda, quella svergognata se lo poteva risparmiare. Come se non lo sapessi che sparlava di me con Antonietta e Angela: me lo dicevano tale e quale le fesserie che si inventava! Che disgraziata…!>> E così, prendendosi sotto braccio, Ettore e Rosita fanno il giro del cimitero: lui sepolto lì tre anni fa e lei appena arrivata.

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