Stringi le tue mani

In una posizione quasi zen si può affrontare anche un viaggio in pullman.

Uno di quei viaggi in pullman interminabili – e non tanto per la distanza, quanto per il percorso, che più accidentato non ce n’è. Dopo un po’ che vieni sballottato non ha più importanza dove devi arrivare e hai dimenticato il freddo patito alla fermata di partenza. Dopo un po’ che vieni sballottato sai solo che sei sballottato in giro, tra colline e asini, cadendo nelle buche e rialzandosi con le pietruzze che schizzano attorno.

Quasi nessuno preferisce, ormai, vivere quel momento. Quasi nessuno stringe una mano dentro l’altra e lascia che il cervello dimentichi dove era diretto, che dimentichi da dove era partito. Nessuno vuole più pensare che sta viaggiando e deve continuare a viaggiare. Tutti provano a fare qualcosa: ascoltare la musica, chattare, chiamare qualcuno, leggere, dormire. Tutto pur di non pensare che la propria esistenza è stata messa in stand by, che stai “sprecando il tuo tempo” a viaggiare.

E invece no. Il punto sta nello stringere le mani – le proprie o quelle di chi ti sta accanto – e non pensare ad altro che a essere lì in quel momento; non pensare ad altro che viaggiare ed essere sballottati. Accettare anche quello, vivere anche quel momento: solo così potremo essere certi di non aver sprecato nulla. Non abbiamo saltato nessun passaggio, non ci siamo distratti.

Una mano stringe l’altra e il pensiero si ferma.

2 pensieri riguardo “Stringi le tue mani

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