La fine del mondo

In aperta campagna, sotto una quercia. 

Ciccio Trebbia – soprannominato così per la stazza e per la quantità di cibo che era in grado di ingerire – sta seduto a gambe divaricate sotto una quercia. Accanto a se una piccola piramide composta da pane, salumi, formaggi, panetti di dolce, frittate e quant’altro abbia avuto la forza di preparare sua madre. Il tutto puntellato da un paio di fiaschi di vino. Ciccio Trebbia sta mangiando voracemente ogni elemento della piramide, quasi senza aprire gli occhi.

Un uccellino azzurro sta su uno dei rami più alti della quercia. Il suo riposo è stato disturbato da uno strano rumore, come una piccola macina in funzione. E’ un rumore fastidioso, insistente, che non accenna a smettere. L’uccellino decide di sporgersi sui rami più bassi: vede così Ciccio Trebbia che lavora alacremente per smaltire tutto il cibo che ha accanto a sé.

<<Ehi!>> grida l’uccellino verso Ciccio Trebbia <<Dico a te! Cos’è? Ti mancava il mangiare?>>

<<E’ la fine del mondo!>> Biascicò Ciccio Trebbia con la bocca piena di frittata di asparagi.

<<Non metto in dubbio che tua mamma sappia cucinare davvero bene, ma ti pare il caso abbuffarsi in questa maniera?>>

<<No no, è proprio la fine del mondo.>> finalmente si decide a fare una pausa, deglutisce e si gira verso il ramo dove era poggiato l’uccellino azzurro. <<Padre Giorgio ha detto che sta per venire la fine del mondo!>>

L’uccellino lo guarda per tre secondi per capire se lo stava prendendo in giro; capendo che era serio scoppia a ridere che a momenti cadeva giù dal ramo.

<<Non sto scherzando! Padre Giorgio ha detto così!>>

<<Amico, sei proprio un essere buffo! Io vivo sulle cime degli alberi; volo in cielo fino a sfiorare il sole. Credi che Dio avesse deciso una cosa del genere e io non sarei stato fra i primi a saperlo? Non c’è nessuna fine del mondo.>>

Ciccio Trebbia lo fissa con aria vuota per un po’. Pensa a quello che gli dice la mamma: “Stupido testone, non capisci mai niente! Devi stare a sentire solo a me!”

<<Mamma dice quello che dice Padre Giorgio, quindi deve essere vero.>> Ciccio Trebbia sbuffa arrabbiato: l’uccellino sottuttoio gli aveva fatto perdere dei minuti preziosi per consumare il suo ultimo pasto.

<<Ammettendo che il tuo Padre Giorgio abbia ragione, perché diamine mangi tutta questa roba?>>

<<Se il mondo deve finire voglio morire felice e il cibo mi rende felice.>>

L’uccellino azzurro guardava scettico Ciccio Trebbia che riprendeva a mangiare a pieno regime. “Povero fesso!” pensò tra sé e sé “Così grosso e così stupido.” Stava quasi per volar via quando Ciccio Trebbia si volta verso di lui con una mollichella di pane.

<<Tieni!>>

<<E perché?>>

<<Perché non si sa mia. Magari ha ragione Padre Giorgio.>>

L’uccellino restò a becco aperto. Ma poi ha sorriso, ha fatto un piccolo inchino e, con la mollichella nel becco, se n’è volato su un altro albero.

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