La copertina

Si dice sempre che non bisogna mai giudicare dalle apparenze, “Mai giudicare il libro dalla copertina”. Ma io lo trovo utile.

Sia chiaro, non giudico la moralità di una persona da come si veste, ma cosa gli piace sì. E anche da dove viene e che ci fa in giro.

È un giochino scemo che faccio da quando ho letto la prima volta “Uno studio in rosso”: voglio vedere nelle persone quello che credono di aver nascosto. Mi siedo davanti a un bar e noto che la tale coppia ha bei vestiti, nuovi e di marca, ma di colori neutri; scarpe nuove, ma basse e capisco che sono una coppia di turisti che viene dal nord. Pochi passi e camminano accanto a me, conversando con accento lombardo e consultando Google Maps.

Poi passa una ragazza: vestita carina, ma senza scollature o gonne troppo corte. Si ferma e guarda intorno. È un’universitaria che sta aspettando qualcuno per vendergli un libro, ma è un ragazzo carino – anche se non lo conosce ed è meglio essere prudenti. Pochi minuti dopo un ragazzo la avvicina timidamente e si spostano verso un muretto per appoggiare meglio i libri.

Non sono Sherlock Holmes, ma a forza di vedere copertine con le gambe attorno a me qualcosa l’ho imparata. 

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