Che te ne fai delle radici?

Sono in quella fase della vita in cui “casa tua” non può essere più quella con i tuoi genitori, ma non ne hai nemmeno un’altra dove andare.

Sono sempre stata una tipa molto attaccata alla casa. Al di là della pigrizia, che mi ha fatto sempre preferire le pantofole e il divano ai locali sovraffollati e rumorosi, non sono mai stata capace di immaginare la mia vita senza una casa con tutte le mie cose dentro.

Di solito fra gli adolescenti è comune provare il desiderio di fuggire di casa: dalla classica fuga col fagotto sulle spalle, di nascosto dai genitori; al viaggio on the road in cerca del proprio destino, passando da un lavoro fortuito all’altro, visitando terre straniere. Ecco, a me ‘sta cosa non solo ha sempre fatto ribrezzo, ma l’ho trovata un’idea alquanto impraticabile.

Non si può partire così, con quattro stracci presi a caso! Come fai a decidere cosa portare? L’essenziale: e che ne sai se per me sono essenziali anche il giradischi e il rasoio elettrico? Credi davvero che tu possa sopravvivere per un mese a zonzo con tre paia di mutande, due maglie e un pantalone? Beato te! Vivrete una vita felice tu e i piccoli parassiti che dimoreranno nei tuoi abiti. E poi lo si sa che solo nei film la gente trova passaggi in tre secondi e lavoro nelle tavole calde (che poi in Italia quante tavole calde possono mai esistere? Solo io non ne ho mai vista una?).

No, niente da fare: le mie calde e confortevoli quattro mura non si sostituiscono e nemmeno tutte le mie belle inutili cianfrusaglie. Se proprio mi devo spostare è per pochi giorni, un viaggetto tranquillo, con un posto caldo e fisso che mi aspetta a destinazione.

Resta il vuoto di questo momento, però. Dopo una vita da fuori sede all’università, dopo aver avuto una casetta mia, con tutte le cosette mie, e dopo essermi creata dei personali ritmi di vita, l’università è finita e si ritorna a casa… dei miei! Sì, perché è e sarà sicuramente casa mia in senso spirituale, ma in senso pratico sono due coinquilini del tutto nuovi: non sono più la ragazza di 18 anni che lasciò questa casa per andare all’università e le mie nuove abitudini devono incastrarsi in quelle vecchie ormai dimenticate.

E quindi, dopo tutto questo bello sproloquio contro i viaggi e i cambiamenti costanti e repentini, Jack Kerouac mi, guarda, ride e dice “E allora che te ne fai delle tue radici se non hai un vaso dove piantarle?”. 

Grazie Jack, tu sì che sai come farmi stare bene.

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