Il cuore dell’uomo di latta

Ho sempre detestato Dorothy, il leone e l’uomo di paglia. I mastichini sembravano tutti strafatti di droga e la strega buona una stonata. Solo il povero uomo di latta si salva.

Prima romanzo e poi film, “Il mago di Oz” è la storia che è stata raccontata a tanti bambini e continuerà a essere una lunga parabola colorata che insegna i giusti valori e aiuta, con la sua lunghezza e ripetitività, a far addormentare i marmocchi quando i genitori non ne possono proprio più.

Uno sguardo disincantato, quello di una bambina che non ha mai saputo tenere il giudizio critico a freno – per chi ancora non ci è arrivato, quella bambina cagacazzi ero io – può sfasciare tutta la struttura della favoletta.

Dorothy: ragazzina viziata e svampita. Fosse ambientato nei giorni nostri avrebbe avuto lo shatush, le unghie laccate e Toto sarebbe stato un chihuahua tremolante. Prima rompe i maroni che se ne vuole andare, che vuole vedere il mondo e poi, appena vede che così non avrebbe zia Emma che le cambia anche le mutande vuole tornare a casa. Non mi ci immedesimo e, anzi, la reputo una scansafatiche. Bocciata!

Il leone: per creare contrasto e scatenare l’affetto e l’empatia dei bambini, il leone, il re della foresta, per antonomasia l’animale più forte e coraggioso, è un vigliacco e fifone. Una lagna! Si spaventa anche della scoreggia di uno scoiattolo e per convincerlo ad andare avanti devi fare pressione psicologica per tre quarti d’ora. Ma non erano partiti all’avventura? Una palla al piede che rallenta l’azione. Bocciato!

L’uomo di paglia: molleggiato e dalla parlantina irritante, lo spaventapasseri non ha cervello, ma lo desidera. Da adulta ho incontrato altri esemplari all’università, ma sin da bambina mi infastidiva il fatto che, cosciente di non avere un cervello, si permetteva lo stesso di mettere lingua su ogni cosa. <<A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.>> ha detto Oscar Wide. Bocciato!

Volendo passare in rassegna tutti i personaggi si starebbe qui a scrivere un post lunghissimo e ancora non avrei espresso a pieno il mio scetticismo per una storia che, sin da piccola, mi dava lo stesso disagio di quando ti dicevano che “Babbo Natale non ti porta i regali se non fai la brava!” ma tu sapevi già che non esisteva Babbo Natale e che il regalo te lo beccavi lo stesso.

Unico, nel mio cuore, resterà lui: l’uomo di latta. Tenero essere, l’unico davvero dotato di sensibilità, empatia e persino un briciolo di raziocinio, non si accorge che non gli serviva la patacca rifilatagli dal mago di Oz; lui il cuore l’ha sempre avuto. Finalmente uno concreto: come tutti, sogna sempre qualcosa che crede inarrivabile senza accorgersi di avere già tutti i mezzi per ottenerlo.

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