Cercasi eremo

E’ una vita che sono la spalla su cui piangere, il centralino che risponde ai messaggi di tutti i disperati. Ho bisogno di pensare un po’ ai cazzi miei.

Non so cos’ha la mia faccia che attira tutte le persone che hanno un problema, qualsiasi problema, dal tagliaunghie incastrato a problemi psichici veri e propri. 

Ero solo una bambina, ma le maestre fecero sedere accanto a me il bambino handicappato perché, non solo non mi dava alcun problema, ma in più lo aiutavo più io a fare i compiti che la maestra di sostegno – tanto è vero che lei se ne andava tranquillamente a spasso mentre io facevo l’insegnante.

Alle medie si è aperta la stagione di caccia: tutte le ragazzine sono diventate dei vampiri alla ricerca di un ragazzino da spolpare. Improvvisamente, perciò, il mio ruolo è cambiato da assistente sociale a consigliera amorosa – anche se, vi garantisco, forse ho visto più problemi mentali in quel momento che nella fase precedente.

Arrivo al liceo e arrivano i problemi adolescenziali: vuoi non aiutare tutti i tuoi amici nel raggio di chilometri? “Ma veramente ce li avrei anch’io dei problemi con il mondo…” Sta zitta, cazzo! Non vorrai mettere a paragone i tuoi problemi con i nostri! Non ne hai mai parlato fino ad adesso, vorresti iniziare proprio ora? E va bene, chino la testa e vado avanti.

Arrivo all’università che casa mia non è mai vuota: gente che rimane a pranzo o a cena, gente che vuole studiare a casa mia, che vuole parlare con me dei problemi di cuore o in famiglia, che vuole il mio aiuto nello studio – “Ma studiamo in facoltà diverse!” Che c’entra? Tu sei brava. -, che vuole solo fare quattro chiacchiere, vuole consigli…

Arrivata a questo punto mi rendo conto che, dopo aver curato tutta questa gente, mi sono riempita io di patologie di ogni genere: controllo sempre almeno tre volte che la porta sia chiusa perché non sono mai sicura di essermi tappata per bene in casa; anche quando so di essere sola in casa o in una stanza faccio tutto come se ci fosse qualcuno che mi osserva – non riesco nemmeno a spogliarmi tranquillamente! -; controllo compulsivamente il cellulare ogni due minuti perché temo che qualcuno mi abbia scritto e che io non abbia sentito la suoneria. Ultima cosa, ma non meno importante, non risolvo i miei problemi pur di risolvere quelli degli altri. E’ gravissimo questo: alcune volte, quando mi ci metto che voglio fare qualcosa per me, non ci riesco perché  sono subissata dai messaggi degli altri – e va beh, qua si può dire che sono gli altri che me lo impediscono -, ma è ancora peggio quando avrei tempo e spazio e non lo faccio perché so che “fra tot chiama Tizio”, “devo aiutare Caio a fare questo”,  “se io mi  metto a fare un’altra cosa poi Sempronio come farà senza di me”.

Devo liberarmi della gente, devo chiudermi in un eremo, devo recuperare me stessa perché sto svanendo, mi sto dissolvendo, non esisto più.

2 pensieri riguardo “Cercasi eremo

  1. Povera Lucia, hai il maledetto dono del “saper ascoltare”! Non rispondere al telefono, renditi irreperibile: qualche volta gli altri possono pure cavarsela da soli…

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