C’eravamo tanto tollerati

Continuando le dissertazioni sul virus e i suoi effetti sulla società, non sembra superfluo notare come solo ora sappiamo meglio chi vive nel nostro condominio e, proprio per questo, sembriamo sopportarlo meno.

Non parlo dei piccoli paesi, dove non solo si conosce chi abita vicino a noi ma anche il resto degli abitanti del paese. Basta una città un po’ più grande, senza dover arrivare alle grandi metropoli, e già, però, prima del coronavirus e della quarantena, la realtà è che sugli inquilini del tuo palazzo facevi solo delle congetture – spesso molto fantasiose.

Supponevi che lì ci fosse una famiglia, perché raramente sentivi del rumore in più; supponevi che lì ci fosse un’anziano perché una volta, per distrazione, aveva lasciato il suo bastone fuori dalla porta. Ma il resto del tempo era silenzio di tomba: palazzo vuoto e se scontravi qualcuno per le scale più che “buongiorno” ti veniva quasi da chiedere scusa per il disturbo.

Ora, invece, li conosci tutti. Non hai niente da fare, perciò sbirci più spesso fuori dal balcone e ti rendi conto che se anche volessi affacciarti un attimo ti ritroveresti a dover far prima la conoscenza dell’intero quartiere. Tutti fuori a fare qualsiasi attività: stendere i panni (ma anche prima facevano tante lavatrici?); spazzare la terrazza; annaffiare i fiori; fare bricolage (perché sul balcone, buon cielo?). Per non parlare delle loro voci che, vista la primavera che avanza, escono prepotentemente dai balconi aperti e ti fanno desiderare di partecipare all’educazione dei loro figli, partendo dall’educazione dei genitori. I vecchi sono tornati all’antica attività: essere dei monolitici controllori dei movimenti di tutti. Seduti immobili o che muovono pochi passi nel cortile, ti guardano con sguardo alla Clint Eastwood e non ricambiano il saluto.

Uno dovrebbe approfittarne per intrecciare nuove relazioni e sviluppare i propri sentimenti umani. Invece l’istinto primordiale è desiderare che si tolgano dai piedi e di tornare a poter stare tranquillamente da soli, sul balcone, a guardare il vuoto.

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