“Pandemia” non “miracolo”

E’ comprensibile che, quando ci si trova davanti a situazioni nuove, non solo non si sappia come comportarsi, ma non si ha nemmeno idea di come possa andare a finire. Gli ottimisti, che hanno visto nella clausura forzata un’occasione per riflettere e diventare più buoni, non ci prendono tanto.

E’ iniziata la pandemia – era iniziata da prima, ma risultava sulla carta una “semplice influenza” – ed è iniziata la quarantena. La condizione porta a innumerevoli stati d’animo che, il più delle volte, si avvicendano in ordine sparso e lungo l’arco della stessa giornata. Scoramento, rassegnazione, rabbia, frustrazione, ma anche relax, soddisfazione, calma, socievolezza.

Tutti noi, di base, pensiamo alla malattia e a ciò che comporta: sofferenza se prenderà noi o qualche nostro familiare; disastro economico per il Paese, vista l’attuale paralisi ecc. Ma c’è anche qualche ottimista che prova a ricavare qualcosa da quello che chiama “messaggio da parte del nostro pianeta”: meno inquinamento; più animali liberi per strada; ma soprattutto noi che abbiamo nostalgia delle piccole cose, a cui daremo sicuramente più importanza, quando sarà tutto finito; noi che diventiamo più spirituali, perché ci commuoviamo alle parole del Papa; noi che diventiamo solidali, perché medici da tutto il mondo si spostano per aiutare altri Paesi.

Poi, però, basta che uno qualsiasi scriva sui social un parere poco condiviso e si scatena la solita bestia: insulti e minacce a non finire. Basta che uno faccia jogging tutte le mattine e voglia continuare a farlo (nei limiti, si intende) ed è un ipocrita, untore e incosciente. Basta che uno non si unisca agli applausi e ai cori di “ce la faremo” (che si scrive così) gridati dai balconi e sei un’asociale che non pensa alla patria.

Non siamo migliorati e non saremo migliori dopo tutto questo. Siamo le solite carogne, ma messe in gabbia e perciò facciamo i paraculi, sperando che il carceriere, vedendoci buoni buoni, ci liberi prima. La cosa più giusta l’ha detta un mio alunno in un suo tema: stiamo tutti facendo finta. Fingiamo di “spendere bene” il nostro tempo in casa imparando nuove cose, facendo sport ecc., ma quando tutto sarà finito torneremo a essere le solite carogne in libertà.

3 pensieri riguardo ““Pandemia” non “miracolo”

  1. Esatto. Al solito se la prendono col piccolo perché, per ignoranza o codardia, non possono prendersela col grande, coi veri responsabili. A tal proposito sto cercando di divulgare il più possibile una delle poche fonti giornalistiche autorevoli e non schiave dei padroni che spiegano come il coronavirus nasca dal Capitalismo stesso.
    Invito dunque tutti a guardarlo. Io non ci guadagno niente, voglio solo che si sappia:
    https://www.raiplay.it/video/2020/03/Indovina-chi-viene-a-cena—Il-virus-e-un-boomerang-7f5b2b93-2b26-4a62-aed8-d312f6461f22.html

    "Mi piace"

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