E se anche fosse?

Quando la sete di prevalere ti porta all’astrazione.

Nascono discussioni in continuazione, più di quanto siano effettivamente necessarie. Nascono dal vivo e sui social – e c’è chi dà proprio a quest’ultimi la colpa dell’inasprirsi degli animi.

Nascono discussioni su qualsiasi motivo: non si fa altro, come avvoltoio, che aspettare, sul proprio ramo, la prima cosa storta che passa per potersi scagliare contro e iniziare la polemica. Se non dovesse accadere nulla di nuovo, si va a ricercare nel passato o, opera dell’assurdo, in ipotesi non realizzate o non realizzabili.

Si discute con un tale fervore che sembra che ogni volta ci sia in ballo un Dreyfus da condannare o da salvare, ma la verità è che la discussione a volte, anche se parte da una base reale e seria, esce “fuori tema”; inizia a scadere nell’assurdo e in una successione tale di ipotesi che rende futile anche solo la discussione.

Si arriva al punto in cui verrebbe da rispondere “E se anche fosse?” Mettiamo che hai ragione tu, che qualsiasi cosa tu dica sia oro colato, basta ad annichilirmi? Basta a giustificare il fatto che io non possa avere un’opinione mia, che debba stare zitta e umiliarmi dicendo “Hai ragione tu”? E sei sicuro che le tue motivazioni siano valide e reali anche per il mondo al di fuori della tua testa?

Riflettici.

2 pensieri riguardo “E se anche fosse?

  1. Ho riscontrato svariate volte come la gente sia ormai ridotta a discussioni del tipo di “Uomini e donne”, la trasmissione tv. Non è capace di discutere garbatamente, non sa argomentare e prende una “sconfitta” dialettica come fosse un pugno in faccia; allora si ostina a tenere la propria posizione fino all’assurdo, non vuol ammettere che, non essendo in grado di ragionare, non dovrebbe neppure parlare; e poi in genere non ce la fa più e manda a quel paese l’interlocutore.
    Se mi chiedi se tutti possano parlare, la mia risposta è no. Chi mente sapendo di farlo (per esempio i politici) non deve parlare.

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    1. Anch’io spesso, portata all’esasperazione, arrivo alla stessa conclusione: se uno non sa di cosa si sta parlando allora è meglio che taccia. Però poi mi rendo conto che questo vorrebbe dire, paradossalmente, fare lo stesso gioco di chi inizia il meccanismo dell’odio, della discussione in cui “Ho ragione io e tu non conti nulla”. Perciò alla fine mi rassegno e dico che al mondo serve tutto, soprattutto il contraddittorio.

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