La scuola e la neve

Un rapporto di amore e odio, ma soprattutto di confusione totale.

Domenica sera ha iniziato a nevicare e sembrava che avrebbe continuato a lungo. Alle 21:30 di quella domenica sera arriva la telefonata del sindaco che annunciava la chiusura di tutte le scuole per il mattino seguente.

Il destino ha voluto che il mattino seguente il paese fosse sì innevato, ma anche riscaldato da un improvviso sole che, nel giro di un paio d’ore, aveva sciolto gran parte della neve.

Per giovedì si preannunciava neve: una nevicata continua, che avrebbe coperto tutto il fine settimana. Si diceva anche che avrebbe cominciato a nevicare mercoledì sera, sul tardi. Per tutta la giornata di martedì e mercoledì, però, il sindaco non si è fatto sentire: troppo scottante (si perdoni l’ossimoro) l’errore della neve di domenica. Ma mercoledì sera, come previsto, inizia davvero a nevicare e non la smette per tutta la notte e anche il mattino dopo.

Oggi, giovedì, siamo andati a scuola… noi che siamo riusciti a pattinare fino all’edificio. Un monte di assenti, presenti infreddoliti e poco collaborativi ma, soprattutto, tutti con l’orecchio teso verso il telefono: telefonerà il sindaco per annunciare la chiusura della scuola almeno per domani?

Ma io ora immagino il sindaco, rannicchiato sul pavimento della sua cucina, che si dondola lentamente e fissa il vuoto con gli occhi sgranati: “C’è ancor la neve? Che faccio? Se n’è andata la neve? Che faccio?” 

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