Col mio carattere

Non riesco a capire se devo limitarmi o continuare a “caratterizzarmi” in una maniera.

Mi spiego meglio: è già abbastanza faticoso in generale fare l’insegnante e pretendere rispetto dagli studenti; figurarsi quanto può essere faticoso quando si è alle prime armi e si ha un’età fin troppo vicina a quella dei propri studenti.

E’ vero, ci separano pur sempre almeno dieci anni, ma molti di loro hanno sorelle, fratelli o anche soltanto amiche o amici che hanno la mia stessa età: non possono vedere automaticamente in me una figura che merita distanza e rispetto. Quando una persona è molto più grande di te il rispetto lo attira in automatico, ma così…

Inoltre è la mia prima esperienza nella scuola (ma diciamo anche nel mondo del lavoro vero e proprio, visto che quando scrivevo articoli restavo comunque chiusa nella mia stanzetta). Ancora non capisco quando essere veramente severa e quando poter lasciare un po’ di libertà ai ragazzi.

E veniamo al dubbio finale: considerando che ho un carattere di merda, irascibile e perennemente ironico, quanto del mio carattere può trasparire e quanto mi devo contenere? Nei giorni in cui sono particolarmente stanca mi trattengo sempre meno e divento sarcastica anche contro i ragazzi: potrebbero vederlo come un maltrattamento? Il punto è, però, che quando cerco di mantenere un tono estremamente professionale li allontano, perdendo completamente la loro attenzione (non che di solito siano particolarmente vogliosi di apprendere qualcosa, però…)

Insomma che devo fare? Nel dubbio continuo ad alternare momenti di calma a momenti di rabbia allo stato puro.

6 pensieri riguardo “Col mio carattere

  1. Ciao! Per la mia piccola esperienza con l’insegnamento a domicilio ti posso dire di cercare di mantenere pure un comportamento distaccato ma allo stesso tempo amichevole, entro un certo limite ovviamente, sei sempre tu l’insegnante e loro gli studenti devono imparare a rispettarti come tale non come “amica, sorella o fratello che sia”. Non starci tanto a pensare altrimenti cadi nell’errore di peggiorare le cose. Pensa all’unica vera cosa importante… insegnare, plasmare giovani menti, cercare di trasmettergli la passione per lo studio, la stessa che ti ha portato davanti a loro e vedrai che tutto non potrà che andare meglio ❤️

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  2. La domanda che mi avevi posto “Nascondere sé stessa o provare lo stesso a conciliare la propria personalità e il mondo ordinato?” ovviamente risuona in questo post.

    Dico subito che le incertezze e le insicurezze sul proprio conto caratterizzano gli essere umani sinceri, che non si fanno corrompere dalla vanità e dall’idea di onnipotenza. È giusto viverli senza soccomberci. Ricordandosi sempre che se si sceglie la strada della bontà e ci si impegna per realizzare un qualcosa di vero anche se si sbaglierà, lo si farà senza colpa.

    Passando a consigli più concreti.
    Penso che la scuola sia sopratutto il luogo di insegnamento dell’emozioni, dunque una rigidità gerarchica è superflua. Guai nascondere se stessi sotto il velo dell’autorità, guadagneresti un rispetto freddo e timoroso. Sviluppa la tua personalità con loro, si tratta pur sempre di un rapporto umano.
    Chiaramente non si può nemmeno rimanere in una situazione di improvvisata amicizia, senza confini, la responsabilità di guidare il vostro rapporto è nelle tue mani.
    Tant’è che ti consiglio di lasciare la tua personalità crescere con loro, guardandoli negli occhi, ascoltando i loro sentimenti e comunicandoli i tuoi. Inoltre definisci per tue una lista di principi da non dimenticare, che saranno l’ago della tua bussola e ti permetteranno di non perderti. Ad esempio cosa Veramente li vuoi insegnare: il rispetto, la nonviolenza, la gioia di vivere, la non mercificazione del corpo femminile, il senso per il bello, il non consumo, la sincerità con se stessi.
    Come dei marinai: tu capitano individua le vostre stelle e poi navigateci come un’equipaggio.

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    1. Ahahahahah Hai ragione, ma per quanto stronza non ho mai ritenuto il professore un essere inferiore: queste ragazze sembrano solo infastidite quando le riprendo; mi sbuffano in faccia e continuano a parlare tra loro come se niente fosse.

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