Cucchiai e forchette

Un incubo che, gentilmente, mi ha svegliata stamattina alle cinque.

Mi trovo alla festa di compleanno di un mio amico del liceo. È organizzata a casa sua e gli altri invitati sono altri tre miei amici del liceo (due ragazze e un ragazzo) e un’altra ragazza che, invece, ho conosciuto all’università.

All’inizio ridiamo e scherziamo in maniera molto semplice e rilassata, ma poi, non so da dove, il festeggiato tira fuori una busta di roba che lui dice essere cibo buono. E infatti ne esce fuori una sostanza melmosa, come caramello, che lui e gli altri festeggiati mangiano avidamente. Ma a me non attira per niente e ho già una brutta sensazione. Il ragazzo invitato, che da ora chiameremo Lo Splendido, dice entusiasta che quella sostanza era eroina e che ora sono tutti sballati.

Iniziano a ballare fra loro. Le ragazze attorcigliano le magliette per restare a pancia scoperta e si mettono delle minigonne. Il festeggiato prova a tirarmi via dal divano per farmi ballare con loro, ma io sono inorridita e non voglio farlo. Continuano a ballare, ma ora hanno tutti in ogni mano almeno 6 posate, fra cucchiai, forchette e coltelli. Ballano e strusciano le punte delle posate che hanno in mano contro il corpo di chi gli è accanto.

A un certo punto Lo Splendido si accascia contro un muro. Ridacchia ancora, per l’effetto dell’eroina, ma ha uno squarcio sulla pancia e perde sangue. Dice che gliel’ha fatto Belli Capelli (chiameremo così ora questa ragazza, una delle invitate) involontariamente mentre ballavano. E Belli Capelli, per vedere quanto è grave, infila un dito nella ferita, facendo contorcere dal dolore Lo Splendido.

Provo a salvare il salvabile: mi carico su un furgoncino – che era mio – Lo Splendido e Belli Capelli per portarli in ospedale. Ma sin da quando ci mettiamo nel furgoncino il cielo è nuvoloso e minaccioso. Non so come, dopo poca strada ci fermiamo. Lo Splendido è inginocchiato sull’asfalto e si tiene la pancia dolorante, mentre Belli Capelli è inginocchiata accanto a lui. Il vento aumenta e il cielo è sempre più nero. Mi avvicino a loro dicendo che dobbiamo scappare, ma giusto in quel momento un uragano passa fra noi e mi sbalza lontano da loro.

Passato l’uragano mi riavvicino a loro. So che sono a terra svenuti, ma quelli che dovrebbero essere i loro corpi li vedo come un cucchiaio (Lo Splendido) e una forchetta (Belli Capelli). Grido aiuto, ma si avvicina un uomo in una lambretta, con un aria poco rassicurante. Mi dice di seguirlo in casa, che mi darà sicuramente una mano, ma intendo che lo dice in senso sessuale.

Sono improvvisamente vestita in maniera succinta come le ragazze di prima e me ne vergogno. Mi stringo al petto il cucchiaio e la forchetta e corro via, cercando di ignorare i commenti volgari che continua a fare il signore sinistro sul mio sedere.

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