Attacco alla città

Il sogno di stanotte. In una grande città con palazzi e grattacieli, come New York. E’ notte, ma tutto è illuminato, sia dalle luci della città che dai bagliori delle esplosioni. C’è una guerriglia in corso.

Io mi trovo su un balcone di uno dei grandi palazzi della città. Sono seduta a un tavolino e parlo con una persona mia amica: mi sento frustrata perché credo di essere reputata un imbecille da tutti. La persona che mi è difronte, però, mi consola e mi dice che non è affatto così. Sull’ampio balcone ci sono anche altre persone, sedute a un altro tavolino sistemato all’estremo opposto. Una ragazza coi lunghi capelli biondi si affaccia di tanto in tanto per vedere da dove provengono le esplosioni che si sentono. Ogni volta che rialza la testa, la ragazza ridacchia e ha una parte di capelli bruciacchiata per colpa delle scintille delle esplosioni che arrivano fino al balcone. 

A un certo punto sento gridare il mio nome da giù. E’ la mia professoressa di italiano del liceo, circondata da altri uomini armati, che chiede il mio aiuto: davanti a loro due zombie stanno picchiando qualcuno steso a terra. Io mi precipito giù per le scale e so già che l’essere che sta subendo le percosse è un ciclope ed è cattivo. Ma quando arrivo ad assistere alla scena mi accorgo che la testa del ciclope è stata completamente spappolata e sono gli zombie a infierire senza motivo. Io grido qualcosa per farli desistere e infatti loro smettono. Come si allontanano dal ciclope quello si rigenera e riesce a rimettersi in piedi. Uno degli zombie ride maligno ma soddisfatto; si avvicina al ciclope e gli dice qualcosa che sembra un motto: un farfugliamento che non comprendo “e arcobaleno”. Poi gli da un lungo bacio in bocca e se ne va, portando con sé il compare zombie.

Alla fine della faccenda mi si avvicina il ciclope e ora sono convinta che lui sia buono e gli zombie siano cattivi. Il ciclope stesso ha cambiato aspetto: non è più mostruoso e deforme, ma delicato nei lineamenti e l’unico occhio ha una pupilla nera circondata dal giallo. Mi chiede gentile “Hai capito perché mi hanno attaccato?” e io rispondo “Credo stiano cercando qualcosa”. Lui annuisce e sorride. 

Risaliamo nel palazzo. Io sto parlando ancora col ciclope nel salotto, quando vengo infastidita da un ragazzino moro e vivace che tenta in ogni modo di rubarmi il cellulare. Alla fine blocco il ragazzino perché mi è venuta un’idea – che mi aiuterà anche a levarmelo di torno -: lo porto sul balcone perché voglio parlargli in privato. Siamo solo io e lui sul balcone, che si richiude alle nostre spalle. Gli dico che voglio sapere cosa stanno tramando gli zombie e gli chiedo di intrufolarsi nel loro covo per rubare qualcosa – non so nemmeno io bene cosa, ma qualsiasi cosa sia interessante.

Mentre stiamo parlando, però, si para davanti al nostro balcone una minacciosa astronave metallica. Inizia ad aprire dei portelloni nella nostra direzione e io capisco che sta per fare fuoco. Prendo a spallate il balcone fin quando non si apre; butto dentro il ragazzino e mi ci infilo pure io, giusto in tempo prima che una gragnuola di esplosioni colpisca l’edificio dove ci troviamo.

E mi sveglio.

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