Se ti tagliassero a pezzetti.

Riflessioni che prendono spunto da una canzone di De Andrè.

“Se ti tagliassero a pezzetti/ il vento li raccoglierebbe/ il regno dei ragni cucirebbe la pelle […]”

Questi sono i primi versi della canzone di Fabrizio De Andrè Se ti tagliassero a pezzetti. Ma io voglio portare avanti un’altra ipotesi: se ti tagliassero a pezzetti e non ci fosse nessun ragno a rucucirti, ma solo un vento forte che non ti raccoglie ma ti porta ovunque? Immaginate la miriade dei pezzettini che vi compongono sparpagliati per il mondo. Dove credete che verrebbero portati?

Verrebbero portati nei posti dove siete stati e che avete amato di più? Così da poter rivedere il luogo dove da giovani avete vissuto il primo amore; oppure rivedere la campagna dove abitava il nonno e dove avete scoperto per la prima volta la vostra fantasia.

Verrebbero portati nei posti dove non siete mai stati, ma che avreste sempre voluto vedere? Come un ultimo desiderio, dopo essere stati frantumati come terra troppo secca dopo un periodo di siccità. E così riuscireste a vedere per la prima e ultima volta l’India, la Cina o l’Argentina o l’Antartide.

E se, infine, più che in posti verrebbero portati da delle persone? Credo che per le persone varrebbe la stessa scelta che si è data ai luoghi. Potrebbero andare da chi abbiamo conosciuto e amato di più o potrebbero andare in contro a chi era destinato a conoscerci, ma non ha fatto in tempo a farlo.

Addio, miei pezzetti! Volate dove più vi aggrada, perché io non saprei scegliere se volare verso i ricordi o verso le ipotesi.

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