Tarantino e la mia rabbia

Stanotte un altro dei miei sogni da film. Questa volta Kill Bill style.

Immaginate uno stile da “Sin city” ma con più colori – anzi i colori sono super accesi e strani. Però la storia è incentrata su una protagonista in stile “Kill Bill”: una donna super incazzata, fortissima e armata di katana.

La donna si chiama Kovalski ed è riconosciuta in tutta la città come una pericolosa assassina spietata. Kovalski ha vissuto nell’ombra sin da ragazzina: venne addestrata unicamente per diventare un killer infallibile e ha vissuto esclusivamente per portare a termine le missioni che le venivano assegnate. Ora, però, ha capito il potere che l’addestramento e gli anni di esperienza le hanno messo tra le mani. Ha il potere di fare una strage, se lo vuole, e di prendere il comando della città, se le gira bene.

Decide allora di mettersi a lavoro e inizia a fare piazza pulita. Ne ammazza uno dopo l’altro, tagliandogli la gola o passandolo da parte a parte. L’unico lusso che si concede con le persone che più le stanno antipatiche è di infierire sul cadavere, ma prima di uccidere non frappone indugi. Niente “discorso del cattivo”: il classico monologo che nei film viene concesso al cattivo per spiegare come mai è così cattivo. Qui è tutto abbastanza chiaro; non c’è bisogno di specificare. E’ semplicemente incazzata col mondo e dirle “Stai calma!” non servirà.

Arriva a divertirsi nello spaventare la gente, ma sempre senza esitare a uccidere all’istante. Cammina con la lama ritta, sguainata davanti a sé, di modo che la luce dei pochi lampioni la illumini a distanza e annunci il suo arrivo. Ma, una volta arrivata davanti alle sue vittime, non lascia loro il tempo di dire “Ti prego, prova a ragionare…” che già sono in una pozza di sangue.

E’ arrivata quasi alla fine della sua opera. Sta andando, katana sguainata, verso il municipio per uccidere gli ultimi rimasti. Ecco, si sono già spaventati per la luce blu riflessa dalla sua lama. Hanno smesso di scappare, sono 5 di loro, ma sono tutti spalle al muro perché sanno che non potranno fare nulla contro di lei. Due donne, che hanno provato il disperato tentativo di parlare, hanno già la gola tagliata, quando, all’improvviso, un colpo di pistola colpisce in mezzo alla fronte Kovalski. Lei cade a terra e non c’è più niente da fare. 

Chi avrà sparato? Un poliziotto che ha smesso di farsi scrupoli e ha deciso di attaccare anche lui direttamente? Qualcuno della giunta preso dal terrore? Non lo saprò mai, perché io ero Kovalski e cado insieme a lei.

Mi sveglio e non sono terrorizzata, disgustata dal sangue visto o agitata. Sono rilassata come non mai. E sapete perché? Perché il Tarantino che vive nella mia testa ha dato un po’ di sfogo alla mia rabbia. Avessi davvero una katana…

5 pensieri riguardo “Tarantino e la mia rabbia

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