La tenaglia

Le meningi si stingono, convergono verso il centro della testa. Fanno male, ma non è tutto lì il problema.

Non solo il “mal” di testa, non è il dolore che mi preoccupa e che mi da fastidio. E’ la mia testa che sembra non voler funzionare: si blocca e non da più segnale di vita.

O meglio un segnale lo da, ma sarebbe meglio che risparmiasse anche quello. E’ una voce: metallica ma non fredda; si sente la malvagia ironia che nasconde.

<<Non servi a niente. Ma non sto parlando solo di questo momento, di adesso che “ho mal di testa” e speri di scansarti le cose. In generale non servi a molto. Cosa sei? Un astronauta, un eminente chirurgo, uno scienziato… Per cosa dovresti essere ricordata, per cosa la gente dovrebbe ringraziare il cielo perché esisti? Non ti affannare a cercare una risposta, perché c’è già: non sei nessuno e non servi a niente. Pensa a sopravvivere, che a vivere ci pensano gli altri.>>

Le conversazioni con la tenaglia nella mia testa sono sempre spiacevoli, ma sono pur sempre conversazioni e, si sa, dalla tesi e dall’antitesi si deve pur sempre ricavare una sintesi.

La sintesi è “Non è che non conto un cazzo, ma quasi.”

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