Il mare nero

In questo blog non ci sono immagini, ma visto che ne ho una fissa nella mia testa ve la voglio far vedere. Ve la voglio descrivere.

Immaginate una distesa di pece scurissima. Un enorme mare nero, di quel nero opaco talmente scuro che non ha nemmeno piccoli riflessi bianchi di luce. E’ solo una lunga distesa nera, lunga e larga; si espande a perdita d’occhio.

In un punto di questa distesa nera iniziano ad emergere delle bolle. Anche le bolle non riescono a fare simpatia come le bolle di sapone o quelle di quando ti butti in piscina. Sono sbuffi tristi, che si rigonfiano pigramente per poi scoppiare all’improvviso con un violento schiocco – come se lo facessero apposta per farti spaventare.

Seguono le bolle degli strani spasmi del mare nero. Si solleva e si riabbassa: prima con piccoli sbalzi, lentamente; poi le mini onde sono sempre più frequenti e violente. C’è qualcosa che pigia da sotto la superficie; pigia tanto forte, accanito, cerca di squarciare la superficie, di uscire.

Quel qualcosa sono io. A fatica riesco a far spuntare prima un braccio e con quello faccio pressione sul mare di pece per sollevarmi; esce la testa seguita dalle spalle e l’altro braccio, che fa forza per far spuntare il resto. E qui sembra che io mi debba bloccare: non riesco ad emergere più del busto.

Mentre mi sforzo e accanisco per uscire mi striscia sulla fronte qualcosa: una sottilissima liana grigia che pende dall’alto (chissà dove è attaccata). E’ sottile, troppo sottile, non credo potrà mai reggermi. Ma ci devo provare: devo tentare di tutto per uscire da qui. Do una spinta con il braccio sinistro; afferro la liana con la destra e provo a issarmi. Regge! Sembra che regge e forse, anche se per pochi millimetri, pare che riesca a levarmi dal pantano.

Forza, allora! La afferro anche con la sinistra e proprio in quel momento 

STACK!

la liana si spezza con un rumore sordo e io, che non avevo altro appiglio, ripiombo nel mare nero, in fondo, sotto la superficie e ancora più giù.

Ritorna il placido immobile mare nero.

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