Dentro

In un carcere femminile: le celle, con le porte fatte di sole sbarre, si fronteggiano lungo un corridoio.

<<Signore! E’ passata un’altra splendida giornata insieme, è stato stupendo, ma è ora di andare a nanna.>>

<<Come “a nanna”? C’è ancora il sole fuori!>>

<<Per ordine del carcere, bisogna chiudere finestre, porte, luci ORA.>>

<<Ti prego, non facciamo niente, possiamo stare anche in silenzio, ma non lasciarci al buio già da adesso…!>>

<<SILENZIO! Si dorme.>>

Si chiudono di scatto gli scuri di tutte le finestre; compaiono spesse porte di metallo che vanno a coprire le sbarre. Non passa più un solo filo di luce. Le prigioniere raggiungono a tastoni la branda per sedersi o stendersi. Sono solo le cinque di pomeriggio, è impossibile dormire. Una di loro si accuccia a terra accanto alla porta della sua cella: sa che sta per iniziare “la notte”. Come un sibilo, una voce dall’altra parte della porta:

<<Non dormi? E’ tutto buio… non c’è molto altro che tu possa fare. Dormi? No, lo so che non stai dormendo; non ci riusciresti.>>

<<Lasciami stare.>>

<<Non è facile addormentarsi quando sai che un’altra giornata è andata sprecata. Un’altra giornata a contare le teste indifferenti di chi passa oltre la finestra della tua cella. Un’altra giornata a invidiare chi torna a casa stanco, distrutto, chi ha problemi a pagare le bollette, a pagare gli alimenti alla ex moglie, ma almeno ha una vita.>>

<<Va via… ti prego.>>

<<Ma non è mica colpa mia, sai? E’ colpa tua. Solo colpa tua. Sono state le tue scelte, le tue azioni, a portarti qui, a darti questa vita non-vita. Ora vuoi incolpare me perché te lo faccio notare, ma io sono solo un osservatore esterno. Tu ci sei dentro. Ti sei chiusa da sola in questa scatoletta di metallo e cemento e non te ne rendi nemmeno conto.>>

<<Basta! BASTA!>> 

<<Non gridare! Non gridare o sveglierai le altre! Che colpa ne hanno loro se tu hai fatto le scelte sbagliate? Tu sbagli, tu ti arrabbi e il loro sonno deve essere disturbato? Sta buona, zitta, calma. E’ una cosa tua, vedi di tenertela per te. E non angustiare gli altri con le tue lamentele, che tanto non ci possono fare niente; nessuno può farci niente perché è tutta colpa tua e, se proprio devi risolvere la cosa, devi cavartela da sola. Hai capito? Sola.>>

Ormai la ragazza accucciata dietro la porta non reagisce più. Ha passato già tante notti così, questa è solo una delle tante e, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultima.

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