Sulle spiagge calme

Una casetta di legno in riva al mare: poco più di un paio di stanze, con finestre fragili, perché tanto non dovranno mai affrontare la neve. Un uomo indolente è seduto davanti alla porta; suona l’ukulele e culla con noncuranza la ciabatta del piede destro.

– Ehi, signore? Signore? Scusi, le posso fare delle domande? 

 L’uomo indolente alza a mala pena la testa per dare uno sguardo al turista che gli sta parlando. 

– Sono solo un turista… anche se a me piace dire più “uno di passaggio”, perché, sa, non mi piace fare il classico turista che si butta sulla spiaggia, prende il sole fino a cuocersi, e poi si ubriaca la sera al bar del villaggio, mi capisce? 

Il turista accenna a una mezza risate la sperando nella complicità dell’uomo indolente, ma non suscita nessuna reazione.

– Ehm… E… infatti preferisco esplorare i luoghi, viverli di più, chiedere alla gente del posto com’è la vita qui. Così è un po’ come se volessi fermarmi, un piccolo gioco di illusione per me e per le persone che parlano con me.

Il turista fa un altro largo sorriso nella speranza di essere ricambiato, ma l’uomo indolente decide solo di accavallare le gambe nel senso opposto.

– Lei è davvero una persona interessante, sa? Sì, perché, nonostante la spiaggia sia bellissima, è l’unico che non ha pensato a sfruttarla a scopi commerciali. Lei si è fatto la sua bella casetta e si gode la spiaggia tutta per sé (o almeno come se fosse tutta per sé). È stupendo, ammirevole…

– Io ero uno di quei turisti che lei detesta tanto: venni qui ad abbrustolirmi al sole di giorno e a ubriacarmi la notte. Dopo una settimana di questo mi accorsi che non avevo vita che mi aspettava al di là di questo solo e di questo alcol. Avevo soldi, ma non una famiglia; avevo una lunga vita davanti, ma nulla con cui riempirla. Così ho deciso di svuotarla del tutto. Non voglio fare niente, lottare per niente, sperimentare niente. Non c’è nulla al mondo che mi possa interessare e, a parte lei, nessuno ha mai trovato in me un articolo interessante.

Il discorso dell’uomo indolente venne improvviso e si interruppe così, di colpo. Il turista, a quel punto, richiuse la bocca, che si era andata, a mano a mano, aprendosi durante il monologo dell’uomo indolente; fece un rigido cenno di saluto con la testa, accennando a un altro sorriso gettato nel vuoto e se ne andò.

L’uomo indolente continuò a suonare l’ukulele e a dondolare la ciabatta del piede destro.

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