La scatola d’argento

In un regno molto lontano, molto tempo fa, viveva un re ricchissimo e orgoglioso. Ma venne il giorno in cui si scoprì un’altra sua qualità e non lo portò a nulla di buono.

Era il Giorno degli Omaggi: un giorno istituito dal re per lo scambio di doni tra lui e i suoi sudditi. Questi ultimi erano tenuti a portare al re un dono – e, visto che ci si trovava alla corte del re più ricco del mondo, tutti cercavano di portare la cosa più bella e preziosa che potessero trovare – che, a sua volta, avrebbe ricambiato con “il giusto dono per tutti”. Purtroppo il senso di giustizia del re era sottomesso alla sua presunzione e al suo orgoglio; dato che la gran parte dei suoi sudditi viveva in povertà “il giusto dono” spesso era una minuscola balla di fieno, un forcone e altra roba di poco conto.

Una volta, però, durante questa ricorrenza, si presentò a corte uno sconosciuto: alto, dall’aspetto non bello ma elegante, abiti non vistosi ma che spiccavano per il buon gusto e per la loro qualità; portava in dono al re una bellissima scatola d’argento intarsiata. 

<<Chi siete?>> domandò il re.

<<Un vostro umile servitore, mio sire.>>

<<Non vi ho mai visto.>>

<<E’ poco che vivo nel vostro splendido regno, mio sire.>>

<<E cosa siete? Non sembrate certo un contadino…>>

<<Per oggi sarò solo chi vi porta questo splendido e unico dono.>>

<<Di cosa si tratta?>>

<<Non vi toglierei mai l’onore e il piacere di scoprire da solo di cosa si tratta!>>

Il re si trovò spiazzato. Non solo non riusciva a capire il rango dell’uomo, impedendo, così, di scegliere per lui “il giusto dono”, ma era anche divorato dalla curiosità per ciò che potesse contenere la scatola d’argento. Così bella e così ben lavorata non poteva che contenere gemme preziose! Ma, in fondo, non sembrava poi così ricco l’uomo misterioso; un principe non avrebbe certo abitato in povertà nel suo regno e non sarebbe andato ad omaggiarlo come un suddito qualunque. E cos’altro, allora? Forse, visti i bei vestiti che portava, poteva essere un sarto e la scatola, di conseguenza, contenere pezzi di seta preziosa… o forse magica!

La curiosità del re si unì all’immaginazione e alla speranza, creando così una combinazione fatale. Il re attribuì – solo nella sua mente – sempre più valore e potere alla scatola d’argento e al suo contenuto al punto da congedare il misterioso donatore con due sacche piene d’oro e di conservare gelosamente la scatola per aprirla solo a notte fonda nella sua stanza. 

Quando finalmente la notte fece calare il sole su tutti gli abitanti del suo regno il re, da solo, al lume di una misera candela, aprì lentamente la scatola d’argento. Per prima cosa fu invaso dalla delusione nel constatare che non era davvero fatta d’argento, ma di legno dipinto solo esteriormente d’argento. Ben peggiore fu cosa gli portò il contenuto: dentro vi era una rana estremamente velenosa che, per la rabbia della sua lunga prigionia forzata, non esitò un secondo di più, balzò sul viso del re riempiendolo di veleno e lo uccise.

L’uomo misterioso continuò a girare per i regni portando ai vari sovrani il dono della curiosità e della delusione delle aspettative.

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