A casa del santone

Su una montagna, isolata dai centri abitati a valle, c’è una grotta poco più grande di un misero monolocale. Dentro vi abita un santone, che ha optato per il ritiro dalla vita in comune con gli altri esseri umani per raggiungere la pace interiore.

Oh! Finalmente un po’di silenzio! Non si può meditare nel frastuono delle città. E poi le persone… più passano i secoli e più diventano ignoranti. So che il mio compito sarebbe di dare fiducia all’umanità e di provare a salvarla, a portarla verso la conoscenza della verità e del bene, ma dopo così tanti fallimenti il coraggio viene a mancare.

Parli di uguaglianza e loro capiscono che si è tutti uguali, ma solo in un ristretto gruppo di persone. Parli di pace e loro capiscono che è necessaria preservare la pace del proprio paese dando fuoco a quello vicino. Parli di ricerca del sé interiore e loro la usano come scusa per fare e dire cose turpi, tanto “Questo sono io e vado accettato così come sono”.

Inutile, tutto inutile. Tutto quello che mi rimane da fare e concentrarmi sulla pace interiore per raggiungere il Nirvana e, una volta fatto, sarò in grado di affrontare le avversità di questa vita e di quante altre vivrò e incontrerò. 

Calma e silenzio. Calma, pace e silenzio. Calma…

Silenzio assoluto. Non un alito di vento. Il santone da un colpo di tosse, per schiarire la voce. Ripiomba il silenzio. Il santone sembra un po’ inquieta dal silenzio intangibile, ma poi squote la testa, il viso si distende,  e lui si siede e inizia a meditare. Non si capisce se sia più l’altezza o il silenzio, ma le orecchie del santone battono forte e, a occhi chiusi, sente come se stesse al limite del burrone. Apre di scatto gli occhi, ma è solo seduto nella sua grotta. È tutto normale, dunque, può tornare a meditare. Non c’è nessun burrone accanto a lui, l’ha verificato, ma il panico non si è placato per niente. È opprimente, è come se un’enorme mano lo avvolgesse e comprimesse; non lo schiaccia, ma lo immobilizza, lo fa sentire impotente. Scrolla le spalle per liberarsi dalla morsa, ma non c’è nessuna mano reale che lo sta stringendo, quindi le spalle si possono muovere liberamente. È il silenzio che lo sta schiacciando. E preme, comprime, stringe…

Un’aquila passa in volo davanti alla grotta e lancia un grido stridulo.

Maledetto uccellaccio, sto tentando di meditare! Nemmeno in montagna si può stare tranquilli, è meglio che me ne torno a casa.

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