Che vorranno dire le stelle?

Riflessioni assonnate.

Tutto è umanizzato, non prendiamoci in giro. Viviamo in un secolo in cui la scienza ha raggiunto grandi traguardi e consente di vedere chiaramente gran parte della realtà, ma l’immaginario di ognuno di noi continua a umanizzare quel po’ che ancora non è stato brutalmente smascherato dalla logica.

Gli alieni non possono somigliare a dei comò, più inerti di una pietra ma comunque vivi; gli alieni devono essere per forza degli omini (grigi o verdi, poco importa) con grandi occhi e lunghe dita. Hanno armi e voglia di espandersi per tutto l’universo, distruggendo anche noi, quindi.

È evidente che si tratta di un mare di cazzate, ma non si sfugge: è quello che, d’istinto, hanno immaginato molte persone e molte altre non hanno potuto che convenire sulla verosimiglianza di un quadro simile.

Io, invece, voglio gli alieni come licheni: forme di vita insignificant; che a mala pena hanno coscienza di sé stessi; che non hanno organizzazioni politiche; che non hanno nemmeno un linguaggio vero e proprio ma uno scambio di informazioni telepatico – tra l’altro solo informazioni necessarie alla sopravvivenza.

L’unico briciolo di umanità lo vorrei dalle stelle. Vorrei che fossero loro, grandi incandescenti guardiani, a poter parlare e dire che cosa sta succedendo nell’universo, nel mondo. Il cielo come un enorme centralino: cosa avranno mai da raccontarci le stelle?

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