La giara a mare

Stanotte ho fatto un sogno e, come spesso capita, sul momento si crede di aver compreso a pieno il senso, ma quando ci si sveglia…

Immaginate un grande lago; l’acqua azzurra e limpida, come se fosse quella di un mare caraibico. Anche il fondale ricorda molto più quello di una spiaggia: la sabbia bianca, le conchiglie e tanti pesciolini che si danno da fare avanti e indietro. Solo che si tratta senza dubbio di un lago, perché si vede a occhio nudo il suo argine dalla parte opposta. 

Stavo coi piedi a mollo e osservavo i vari tipi di pesci che mi circondavano le caviglie: la gran parte aveva un aspetto molto comune, ma ce n’erano alcuni che avevano come delle piccole ali che partivano all’altezza delle branchie. Quest’ultimi attiravano di più la mia attenzione, perché volteggiavano nell’acqua in maniera aggraziata, ma erano anche molto più veloci di tutti gli altri.

Ad un certo punto qualcosa di ben più strano attrae la mia attenzione: in acqua c’era una giara, immersa fino all’attaccatura dei due manici, che dondolava al ritmo delle piccole onde del lago. All’interno della giara si sentivano tante voci umane che discutevano

-Ci siamo tutti? Possiamo partire?

-Sì, capitano, pronti a salpare.

-Papà, ma tu dove vai?

-Io mi attacco fuori, figliolo! Faccio da contrappeso: senza di me la giara affonda.

E in effetti uno degli omini esce fuori dalla bocca della giara, si cala lungo uno dei manici e, legata bene la corda attorno al manico e attorno alla sua vita, si tiene ben attaccato e inizia a spingersi come a volersi dondolare. Grazie alla sua spinta, anche la giara dondola e si muove: così salpa la strana imbarcazione verso la riva opposta del lago.

La cosa mi diverte molto e perciò, io gigantesca rispetto a loro, mi metto a seguire il loro percorso a piedi, seguendo la riva. Ridevo tanto degli sforzi di quel piccolo omino e tutta la faccenda, che all’inizio mi sembrava tanto strana, ora sembrava solo un bel divertimento.

Navigando loro e camminando io, incontriamo lungo la rotta un’altra giara che stava navigando alla stessa maniera. La stramba regata mi entusiasmava ancora di  più! Ma all’improvviso, con l’acqua che arrivava a mala pena alle ginocchia, arriva mio padre e, senza  indugio, raccoglie la seconda giara navigante, la poggia sulla sua spalla, e la porta a destinazione sulla riva del lago. All’inizio la cosa mi indispettisce, ma poi capisco che, per quanto a me potesse sembrare una situazione comica, i piccoli marinai stavano affrontando un viaggio lungo, scomodo e faticoso e io, invece di aiutarli, non ho fatto altro che inseguirli e ridere, come un bambino da fuoco alle formiche con un pezzo di vetro. Allora afferro anch’io la prima giara, quella che aveva attratto al mia curiosità, e la trasporto sull’altra riva, esattamente come aveva fatto poco prima mio padre.

E qui mi sveglio. Nel dormiveglia, non so perché, avevo pensato a qualcosa tipo “La giara a mare è per le persone sagge, mentre l’otre nel lago è per i potenti” come a dire “Fin quando ho visto solo uno stupido contenitore galleggiante pieno di strani omini avevo il potere di fare qualcosa ma non l’ho fatto, mentre quando ho iniziato a vedere qualcosa di più nobile in una situazione difficile ho fatto qualcosa di giusto”. Ma sono sogni, può darsi che è tutta roba inconscia strana e non ho capito niente.

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